Biblioteca Medicea Laurenziana (Firenze, Italia).
Il segreto dell’eterna giovinezza e della trasmutazione dei metalli in oro nelle tue mani
Miscellanea di Alchimia denota una conoscenza approfondita della raffinazione dei metalli e dell’anima umana: un affascinante manoscritto compilation alchemico alla ricerca della “pietra filosofale”.
Si tratta di un manoscritto alchemico piuttosto raro, poiché i praticanti di quest’arte esoterica erano, per loro natura, molto riservati. Si credeva che la stessa sostanza in grado di trasformare un metallo comune in oro potesse anche conferire l’immortalità.
Gli alchimisti non erano interessati solo alla trasmutazione delle sostanze, ma anche a quella dell’anima.
Miscellanea di Alchimia: una raccolta filosofico-alchemica di grande erudizione
Il manoscritto Ashburnham 1166, intitolato Miscellanea di Alchimia (in latino, con prosa e frammenti poetici), costituisce una raccolta di ambito filosofico-alchemico che riunisce le massime di vari autori eruditi, puntualmente citati.
Tra i nomi citati figurano Abramo, Salomone, Adamo, il dio “Pan Silvanus”, nonché Hermes, Parmenide, Rasis, Ieber, Aristotele, Porfirio, Arnaldus (Arnau de Vilanova), Alberto Magno, Tommaso d’Aquino, Roger Bacon, Ramon Llull e altri eminenti pensatori.
Cosa sono i trattati di alchimia?
I trattati di alchimia sono importanti documenti storici che riflettono il pensiero e le pratiche di un’ampia gamma di culture e periodi storici.
Importanza storica dei trattati di alchimia
Molti dei processi alchemici descritti in questi trattati sono stati screditati dalla scienza moderna. Tuttavia, rimangono preziosi per comprendere l’evoluzione del pensiero umano e l’interazione tra scienza, filosofia e spiritualità nel corso della storia.
In sintesi, un trattato di alchimia è un’opera scritta che offre una visione dettagliata e diversificata dell’affascinante mondo dell’alchimia, dai suoi aspetti pratici e tecnici alle sue dimensioni filosofiche e spirituali.
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Dettagli tecnici
Titoli alternativi: Miscellany of Alchemy / Ms. Ashburham 1166.
Ubicazione attuale: Ms. Ashburham 1166 – Biblioteca Medicea Laurenziana (Firenze, Italia).
Caratteristiche fisiche: Libro manoscritto su pergamena.
21,2 × 16 cm − 60 pagine.
Origine: ca. 1470 − Padova (Italia).
Artisti: Giovanni Bellini.
Illustrazioni: 40 acquerelli di estrema raffinatezza e qualità pittorica.
Genere(i): Medicina / Botanica / Scienza, Trattati / Libri secolari.
Lingua: Latino.
Miscellanea di Alchimia – Manoscritto Ashburnham 1166: l’enigma alchemico del Rinascimento
Miscellanea di Alchimia – Manoscritto Ashburnham 1166: un gioiello custodito nella Biblioteca Medicea Laurenziana
Il manoscritto Ashburnham 1166, che prende il nome dal suo antico proprietario Lord Bertram Ashburnham, è una delle opere più preziose conservate oggi nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze. Questo codice su pergamena offre una visione affascinante delle pratiche e delle filosofie alchemiche del XV secolo, epoca in cui la conoscenza scientifica e il pensiero spirituale coesistevano in modo inseparabile.
L’alchimia: una scienza sacra e divina
Miscelanea di Alchimia presenta l’alchimia non solo come uno studio intellettuale, ma come un atto di rivelazione spirituale. Ispirata alle tradizioni dell’antico Egitto, questa arte trasformativa è descritta come una via di connessione con il divino e uno strumento per decifrare i misteri occulti della creazione.
Nelle pagine di Miscellanea di Alchimia-Manoscritto Ashburnham 1166 si percepisce la venerazione per l’alchimia come scienza sacra, destinata a coloro che cercano di comprendere le leggi segrete dell’universo.
Miscelanea di Alchimia – Manoscritto Ashburnham 1166 e le sue immagini simboliche

Folio 1v Hermes Trismegisto
Una delle caratteristiche più sorprendenti della Miscelanea di Alchimia – Manoscritto Ashburnham 1166 è la sua bellezza visiva. Ogni foglio è decorato con illustrazioni ricche di simbolismo, che fungono da estensioni visive delle idee filosofiche trasmesse dal testo.
Nel foglio 1v appare un’immagine intrigante di Hermes Trismegisto, ritratto come un “filosofo orientale” con turbante e abiti arabi. Considerato il padre dei filosofi e dell’alchimia, la sua figura rappresenta l’unione tra la saggezza antica e il pensiero rinascimentale.
Un simbolo di trasformazione: l’uomo e l’albero
Attribuito, forse in modo incerto, a Johannes von Teschen (Ticinensis), il Manoscritto Ashburnham 1166, una miscellanea di alchimia, si distingue per un’immagine di grande carica simbolica: un uomo morente trafitto da una freccia, che mostra un grande membro-albero fiorito che simboleggia la rinascita o la metamorfosi in un’altra sostanza.

Un uomo morente trafitto da una freccia
L’impuro in puro, il denso in sottile e viceversa, secondo uno dei più noti adagi dell’alchimia, con cui si allude ai processi di sublimazione, distillazione e successiva condensazione. Infatti, nel foglio 15v dell’Ashburnham 1166, riferendosi a questa immagine si legge: “opus philosophorum nihil aliud est quam facere ascendere de Terra celum” (“l’opera dei filosofi non è altro che ascendere dalla terra al cielo”).
Questa delicata scena e il resto delle illustrazioni, realizzate con acquerelli di squisita qualità, sono state associate agli stili di Pisanello, Andrea Mantegna e Giovanni Bellini, tre maestri dell’arte rinascimentale. In essa si fondono i temi della vita, della morte e della trasformazione spirituale, pilastri della tradizione alchemica.
L’enigmatica aneddota della Miscelanea di Alchimia
Tra le pagine del Manoscritto Ashburnham 1166 è conservato un aneddoto enigmatico: seguendo il principio ermetico “fai il lavoro e brucia i tuoi libri”, il manoscritto iniziò a bruciare. Questo evento simbolico rafforza l’idea che la vera conoscenza alchemica non è conservata nei libri, ma nell’esperienza interiore dell’alchimista.
I Templari e la pietra filosofale
Dall’alchimia medievale alla scienza moderna
Durante il Medioevo e il Rinascimento, i trattati alchemici si diffusero ampiamente in tutta Europa, promuovendo i progressi che in seguito avrebbero dato origine alla chimica e alla medicina moderne.
I Cavalieri Templari, custodi dell’antico sapere, furono accusati di praticare l’alchimia, disciplina che sarebbe fiorita durante la custodia dell’Arca dell’Alleanza e del Santo Graal, contenitore, secondo la tradizione, dei segreti dell’Universo.
L’oro dei Templari e il segreto della trasmutazione
I Templari possedevano grandi quantità di oro e argento, il che alimentò il mito che dominassero la pietra filosofale, in grado di trasmutare i metalli e conferire saggezza eterna. La loro conoscenza, un misto di scienza e misticismo, li rese uno degli ordini più enigmatici della storia.
El Escorial: il laboratorio dei re alchimisti
L’interesse per l’alchimia trascendeva i monasteri e raggiungeva le corti europee. Filippo II di Spagna era appassionato dei segreti della conoscenza occulta. Fece costruire a El Escorial il laboratorio di distillazione più importante d’Europa.
Tra magia, scienza e fede, l’alchimia lasciò il segno nel pensiero rinascimentale e nella ricerca della conoscenza assoluta.
Scoprite di più nella nostra collezione, dove il mistero del Manoscritto Ashburnham 1166 continua a ispirare coloro che cercano i segreti della trasformazione.
Non perdetevi la nostra magnifica collezione:
Il valore pittorico incalcolabile e la sua paternità
Le illustrazioni del Manoscritto Ashburnham 1166: un capolavoro pittorico del Rinascimento
Contiene 40 illustrazioni di una raffinatezza e di una qualità pittorica così straordinarie da essere state attribuite ad alcuni dei grandi geni del Rinascimento italiano.
Secondo l’ipotesi di Francesco Gurrieri (1979, p. 157), i dipinti sarebbero opera di Pisanello e della sua bottega, mentre Urzula Szulakovska (1986, p. 72 n. 6) li attribuisce ad Andrea Mantegna a Padova.
Da parte sua, Mino Gabriele ritiene che l’opera appartenga alla famiglia Bellini: Jacopo, il padre, e i suoi figli Gentile e Giovanni.
Iulia Millesima e la paternità di Giovanni Bellini

Giovanni Bellini
La ricercatrice Iulia Millesima sottolinea nel suo saggio che la vera importanza del Manoscritto Ashburnham 1166 risiede nel riconoscerlo come un indubbio acquerello del pittore Giovanni Bellini.
“Credo che l’ultima possibilità per l’Ashburnham 1166 di ottenere la massima rilevanza sia che un critico d’arte autorevole lo riconosca come un acquerello indubbio del pittore Giovanni Bellini. In questo caso, il suo anonimato sarebbe assurdo quanto tenere nascosta una collezione di acquerelli di Raffaello Sanzio”.
Nonostante i danni causati dal fuoco sul margine superiore delle pagine, che in alcuni casi hanno reso illeggibile parte del testo, il manoscritto è sopravvissuto. Si sospetta che l’Inquisizione o qualcuno che seguiva i principi ermetici abbia cercato di nasconderne il contenuto seguendo il motto: «fai il lavoro e brucia i tuoi libri».
Il dibattito sull’autore del Manoscritto Ashburnham 1166: Johannes von Teschen-Ticinensis o Ioannes
Per secoli, alcuni storici hanno erroneamente attribuito il manoscritto a Johannes von Teschen-Ticinensis, a causa dei suoi scritti in versi. Tuttavia, nell’Ashburnham 1166, l’autore si definisce Ioannes, una forma tradizionalmente italiana, il che suggerisce una paternità diversa.
Inoltre, le altre opere di Johannes von Teschen-Ticinensis non presentano il carattere miscellaneo di questo manoscritto.
Alla ricerca del vero autore: un genio dell’arte rinascimentale
È la parte artistica del manoscritto che permette di datare il Miscellaneo di Alchimia-Manoscritto Ashburnham 1166 tra il 1460 e il 1475. I critici sottolineano la sua indiscutibile precisione e armonia pittorica, che dimostra che il suo autore era un grande pittore rinascimentale.
È impossibile pensare che qualcuno con una tale maestria artistica non abbia sviluppato una carriera riconosciuta nell’Italia rinascimentale, dove i grandi artisti raggiungevano prestigio e ricchezza.
I confronti con le pale d’altare veneziane contemporanee dimostrano che solo poche mani possedevano una tale maestria.
La scuola di Bellini e il mistero dell’apprendista
Alla fine, i critici hanno concordato di attribuire gli acquerelli alla scuola di Bellini, probabilmente realizzati da un giovane apprendista che assorbì le caratteristiche stilistiche del suo maestro Giovanni Bellini.
Le caratteristiche pittoriche, personali come la scrittura, rivelano che l’artista anonimo disegnava e dipingeva con un talento paragonabile a quello di Bellini, anche se poi scomparve senza lasciare traccia nella storia dell’arte.
L’arte delle mani: una firma pittorica inconfondibile

Particolare della mano in Miscellanea di Alchimia
Secondo gli esperti di pittura antica e i restauratori veneziani, la rappresentazione delle mani è il dettaglio più rivelatore del talento di un pittore:
“Non c’è niente di più difficile nella pittura che dare vita a una mano umana”.
La mano disegnata nella Miscellanea di Alchimia irradia perfezione e maestria, mostrando una capacità pittorica eccezionale, paragonabile a quella dello stesso Giovanni Bellini.
Conclusione: l’attuale attribuzione a Giovanni Bellini
Oggi gli specialisti concordano nell’attribuire le illustrazioni del Manoscritto Ashburnham 1166 al genio rinascimentale Giovanni Bellini, riaffermando il suo posto nella storia dell’arte come capolavoro sia filosofico che artistico.























