L’Iliade ambrosiana • ILIAS PICTA
Il capolavoro della letteratura classica
I- Prima edizione facsimile, identica al manoscritto originale, unica e limitata in tutto il mondo a 800 esemplari numerati, autenticati e certificati da un notaio.
II.- Volume complementare che accompagna il facsimile con uno studio introduttivo e storico-artistico.
Data: V secolo; c. 493
Lingua: greco antico scritto in maiuscolo
Provenienza: Costantinopoli o Alessandria
Patrono: Imperatore Anastasio I
Dimensioni: 22,4 x 18,9 cm circa.
Lunghezza: 102 pagine contenenti i frammenti che sono stati conservati
Illustrazioni: 58 miniature
Ubicazione: Biblioteca & Pinacoteca Ambrosiana, Cod. F. 205 Inf.
IL PRIMO E PIÙ PREZIOSO MONUMENTO LETTERARIO

È davvero impressionante che, nel corso di 25 secoli, sia la letteratura che le arti figurative abbiano tratto ispirazione dai miti e dalle leggende nati in Grecia. «L’Iliade», qualcosa di più di un capolavoro; non è solo una leggenda, ma un mito incorniciato nella realtà. Ha come tema la guerra di Troia e narra l’assedio di questa città dell’Asia Minore (Ilion) da parte delle truppe achee o greche. La trama fissa in 10 lunghi anni la durata di questa campagna, ma Omero ce la presenta in una serie di episodi che si svolgono in 51 giorni.
Alcune costanti ricorrono nell’«Iliade»: il senso dell’onore, la gioia di vivere, il gusto per le affermazioni sovrane, i valori virili, l’amore e l’amicizia. La società degli dei riflette quella degli uomini, con le stesse qualità e gli stessi difetti. Per questo motivo, sia «l’Iliade» che «l’Odissea» erano i veri libri sacri del mondo greco. Per i Greci dell’antichità, Omero era Il Poeta, l’
unico poeta e qualcosa di più: il depositario dello Spirito Ellenico nella sua purezza originaria, il maestro di ogni Saggezza, il custode della Tradizione.
«L’Iliade» è il poema scritto più antico della letteratura occidentale. È composta da 15.691 versi costituiti da esametri (verso di sei piedi tecnicamente perfetto impiegato nella poesia omerica). Lo spirito eroico è la caratteristica più saliente dell’«Iliade». I guerrieri del poema appartengono all’alta nobiltà per la quale la gloria più grande è la vittoria in battaglia.
Dalla storica Guerra di Troia (1200 a.C.) fino a Omero (VIII secolo) trascorre un lungo periodo di tempo paragonabile a quello che intercorre tra la battaglia di Roncesvalles «L’ingresso in Spagna» (777 d.C.) e la fissazione di
«Il Canto di Rolando · Carlo Magno» come testo più antico che conosciamo del Ciclo Carolingio (XII secolo).
L’EPICA GRECA
La poesia epica veniva diffusa attraverso la recitazione o il canto di professionisti che esponevano il materiale a memoria davanti a un pubblico, che a volte era quello raffinato di una corte e altre volte quello popolare e variegato di una piazza. L’epica non è concepita per essere letta in solitudine o davanti a un gruppo ristretto. Questa è la caratteristica che ha contraddistinto tutti i canti di gesta di tutti i tempi e di tutti i paesi.
Il mondo di Omero è il mondo mecenate che i saggi hanno salvato dall’oblio e dalle ceneri. È il mondo della famiglia degli Atridi e del Vello d’Oro, della fondazione di Rodi e della distruzione di Tebe, di Achille, di Patroclo, di Elena e di Paride, dei crimini di Edipo e Clitennestra.
L’UNICO MANOSCRITTO ILLUSTRATO ESISTENTE DELL’OPERA DI OMERO
Su Omero sono stati pubblicati più libri che su Cervantes, su Goethe o Shakespeare, più che sull’Atlantide o sulle Piramidi d’Egitto. Tutta l’Antichità attribuì «l’Iliade» e «l’Odissea» a un unico autore: «Il cieco» (significato di Ho meerós). Secondo il pensiero antico, la cecità materiale era comunemente associata alla chiaroveggenza spirituale, al dono profetico e alla divinazione. Se dobbiamo credere a Erodoto, Omero sarebbe morto sull’isola di Samos nell’850 a.C., dopo aver composto molte altre opere minori come l’«Inno ad Apollo» di cui parla Tucidide. Sette città si contendevano l’onore di essere la patria del poeta. L’isola di Chio, citata da Pindaro e Simonide, sembra essere la più attendibile.
Il museo di Chios è presidiato dal formidabile busto di Omero, scoperto dall’archeologo Anderson, e dalla targa di bronzo che contiene i primi 14 versi dell’«Iliade», riportata alla luce dal professor Kondoleos Stephanou.
HOMERI ILIADIS PICTAE FRAGMENTA AMBROSIANA

Ilias Picta – l’Iliade illustrata – è un manoscritto bizantino illustrato del V secolo conservato presso la Biblioteca Ambrosiana. Scritto su pergamena, contiene cinquantuno fogli con cinquantotto immagini che rappresentano scene dell’Iliade di Omero e il testo del poema in greco antico sul retro. Nel XII secolo, le miniature furono ritagliate e incollate su un codice cartaceo di origine calabrese-siciliana contenente materiale del corpus omerico. Il manoscritto apparteneva allo studioso Gian Vincenzo Pinelli. Dopo la sua morte, Federico Borromeo acquistò l’intera sua biblioteca per costituire il fondo della Biblioteca Ambrosiana nel 1609. Il libro fu riscoperto nel 1811 e conservato dal bibliotecario Angelo Mai.
Ranuccio Bianchi Bandinelli sostenne in una serie di studi che il codice fosse stato realizzato a Costantinopoli, ma all’inizio degli anni ’70 Guglielmo Cavallo indicò come più probabile, sulla base di criteri paleografici, che il testo fosse stato redatto ad Alessandria, una tesi che era già stata difesa da Kurt Weitzmann. Le prove sono insufficienti per risolvere la questione.
L’Iliade ambrosiana costituisce una chiara testimonianza della permanenza dell’ideale della paideia come valore sociale determinante per le élite tardo- e post-romane. Questo codice fu, senza dubbio, realizzato su commissione e con un costo altissimo. Il suo grande formato e la grande quantità di illustrazioni evidenziano che si trattava, prima di tutto, di un libro da esposizione, una testimonianza visibile per i visitatori del palazzo del suo proprietario, l’imperatore Anastasio I ?, e del grande valore che questi attribuiva alla padronanza della tradizione letteraria classica. Questo manoscritto è l’unica copia illustrata esistente dell’opera di Omero e, insieme al Vergilius Romanus e al Vergilius Vaticanus, è uno dei più antichi manoscritti illustrati della letteratura classica sopravvissuti dall’antichità.

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